La poesia del silenzio, il silenzio della poesia


La poesia del silenzio, il silenzio della poesia
29-31 agosto 2013
laboratorio a cura di Stefano Raimondi

La poesia è uno spazio dove l’impossibile, come l’incredibile possono avere il loro luoghi, lasciare le loro tracce, nella speranza che qualcuno le veda e le riconosca. Ogni poesia è come un “messaggio in una bottiglia” che nel silenzio della sua trasparenza, trattiene il suo “grido”, la sua presentazione, la sua richiesta d’aiuto.
Ogni poesia ha un “tu” al quale prestare attenzione, del quale prendersi cura e, quel primo “tu”, siamo noi con i nostri silenzi, con i nostri desideri.
A raccogliere tutte queste possibilità è il silenzio che si innesta tra una parola e l’altra, tra una stretta di mano e l’altra e di noi sa come raccontare la sua storia e la sua inconfutabile testimonianza.
Alla parola poetica appartiene il silenzio per necessità e grazia e al silenzio, la parola scelta da un verso, torna come per decantarsi, come per lasciare cristallizzare la sua esperienza acquisita, conquistata, trovata.
Esistono diversi silenzi della poesia, come esistono differenti modi di renderlo “udibile”, “visibile”.
A questi diversi modi “per dirlo” sono dedicate le ore che concederemo al suo incontro.
Esiste una poesia del silenzio, quella della quiete e della somiglianza ed esiste un silenzio della poesia, quello della scrittura, della creatività e delle idee e sarà proprio su queste due coordinate, che la ricerca si estenderà, trovando/cercando nella poesia del Novecento e nelle voci poetiche più significative, un rimando al nostro passaggio del mondo.
Al silenzio servono silenzi e da qui le parole poetiche faranno da segnavia ad un procedere per ascolto e attenzione: un riconoscimento, una sorta di rimpatrio.
Il percorso si svilupperà in due momenti (teorico-pratico) dove la parola poertica sarà l’ospite principale alla quale bisognerà rendere di nuovo ospitalità.
Nella parte teorica si tratteranno i diversi tipi di silenzio che le parole innescano nella tracciabilità di un sentire poetico. Nella parte pratica si cercherà di fare esperienza con le parole portate dalla propria pratica silenziosa.
In questa condivisione il silenzio saprà dire di noi parole scelte e trascelte dal loro stesso restare in ascolto.

Silenzio dammi spazio, dammi parole d’arca: quelle tenute tra gli acuti della calma, quelle che salvano, che portano a riva. Dammi il bianco che serve per guardare, il coraggio tenermi le mani. Dammi un sapore che sappia sentire le storie sperdute tra gli abbracci, tra la notte e il merlo che salta nel giorno. Dammi un silenzio che sappia di me fare mare e marea insieme e come una sentenza, mi dica il perdono della luce, la calma dell’ombra e il respiro del buio. Lascia che da qui riparta a raccontarmi di nuovo, come un labbro già pronto in un bacio.

Stefano Raimondi

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